“Abbiamo paura di ciò che non conosciamo”: il cast di 'Carmen è partita' racconta il film
Federalismo pragmatico e intelligenza artificiale: così "SuperMario" vorrebbe rompere l'isolamento del Vecchio continente, stretto nella morsa di Cina e Stati Uniti. All'orizzonte c'è un suo ritorno in politica?
Sviluppare l'intelligenza artificiale e un "federalismo pragmatico". Ritrovare una centralità nello scacchiere internazionale per evitare la solitudine in un mondo "più duro, più frammentato e più mercantilista". Da tempo Mario Draghi lancia moniti e allarmi indirizzati ai 27 leader del Vecchio continente. L'ex presidente del Consiglio sfiduciato dai partiti nell'estate del 2022 ha le idee chiare su che cosa bisognerebbe fare per il rilancio dell'Ue. Ma i discorsi di "SuperMario" preparano il suo "ritorno sulla scena" o sono semplicemente i "consigli" di chi ha vissuto in pieno alcune delle fasi più convulse delle istituzioni comunitarie?
Le prospettive future dell'Unione europea rappresentano l'asse portante degli interventi di Draghi. L'"ultimo avvertimento" dell'ex presidente della Banca centrale europea (Bce) è stato pronunciato ad Aquisgrana, in Germania. Il 14 maggio, in occasione della consegna del "premio Carlo Magno", l'ex presidente del Consiglio ha emesso un verdetto: "Siamo soli". Due parole da "allarme rosso" su presente e futuro del Vecchio continente. Gli Stati Uniti guidati da Donald Trump? "Oltre l'Atlantico, non possiamo più dare per scontato che i garanti dell'ordine postbellico rimangano impegnati a preservarlo. Decisioni con conseguenze profonde per le economie europee vengono prese sempre più unilateralmente, ignorando le regole che gli Stati Uniti un tempo sostenevano". Secondo Draghi nemmeno la Cina è in grado di rappresentare un'alternativa rispetto agli storici alleati: "Sta generando surplus industriali su una scala che il mondo non riesce ad assorbire senza svuotare la nostra base produttiva. E sta sostenendo direttamente il nostro avversario, la Russia".















