Il compromesso UE sul Digital Omnibus rinvia le scadenze più delicate dell’AI Act, punta sugli standard tecnici e rafforza l’AI Office. Sullo sfondo restano il divario con USA e Cina, la corsa a data center e gigafactory e la candidatura italiana

presidente Istituto per la Competitività (I-Com) e co-founder Techno Polis

Nel discorso di Mario Draghi ad Aquisgrana di ieri, dove ha ricevuto il prestigioso premio Carlo Magno alla presenza delle principali istituzioni europee, molti passaggi sono stati dedicati all’intelligenza artificiale. Che “non è semplicemente un altro strumento digitale da adottare. Richiede una mobilitazione industriale su una scala che non si vede da generazioni”.

Per quanto Draghi non lo citi (ma alla regolamentazione dell’IA aveva dedicato punti molto significativi nel suo rapporto sulla competitività), il compromesso raggiunto tra le istituzioni europee relativamente al Digital Omnibus che semplifica, chiarisce e ritarda l’applicazione di alcuni aspetti cruciali dell’AI Act è un passaggio per nulla scontato del lungo e travagliato percorso di un provvedimento legislativo inizialmente proposto dalla Commissione nel febbraio del 2021.

In un’era totalmente diversa dell’intelligenza artificiale sia rispetto al progresso tecnologico che soprattutto alla miriade di applicazioni nella vita di tutti i giorni di cittadini e imprese.