Inazione, punto di rottura, lenta agonia.

In due anni è cambiata la scenografia alle sue spalle ma non il senso del messaggio di Mario Draghi. Un richiamo, una richiesta, a un avvertimento all'Europa sulla necessità di rompere lo status quo. In un incontro a porte chiuse a Strasburgo, al Social Summit di La Hulpe, al vertice di Coimbra, all'università di Lovanio: sono ormai diverse le occasioni in cui l'ex presidente della Bce ha provato a svegliare l'Ue mentre, attorno, il mondo cambia radicalmente. Il 12 febbraio, questa volta nel castello di Aiden Biesen, Draghi avrà nuovamente il palco, questa volta di fronte ai leader dei 27 Paesi membri, per lanciare la sua roadmap.

Sul rapporto Draghi Ursula von der Leyen ha programmato la prima parte della sua agenda economica, con risultati altalenanti. Oggi il senso di urgenza è di certo aumentato. A determinarlo, forse più dei richiami di Draghi, è stata la consapevolezza che con gli Usa di Donald Trump l'Ue deve ripensare se stessa. E non è un caso che il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa abbia convocato per la prossima settimana un "ritiro" dei 27 tutto incentrato sulla competitività. Con Draghi e Enrico Letta - autore del rapporto sul mercato unico - invitati a parlare. Eppure, è ormai da tempo che "Super Mario" prova a dare una scrollata all'Europa.