Inazione, punto di rottura, lenta agonia, federalismo pragmatico.

In due anni è cambiata la scenografia alle sue spalle ma non il senso del messaggio di Mario Draghi. L'ex presidente della Bce, da quando da Ursula von der Leyen lo ha incaricato di redigere la ricetta per il rilancio dell'Europa, ha ciclicamente rivolto i suoi moniti ai leader dei 27, fino al suo discorso di Aquisgrana, in occasione del Premio Carlo Magno. Ma Draghi ha avuto tante vite, e anche in quelle precedenti al suo impegno a Bruxelles i suoi interventi hanno, in un modo o nell'altro, segnato un preciso momento della storia europea.

* 'WHATEVER IT TAKES'. Tre parole che sono diventate un motto, un guanto di sfida, una voce su Wikipedia. Era il 26 luglio 2012. La crisi del debito sovrano stava strangolando l'Europa. La sopravvivenza dell'euro era a rischio. Draghi usò la locuzione "tutto il necessario" alla Global Investment Conference di Londra. Paragonò l'euro al bombo, l'insetto che "per natura non dovrebbe essere in grado di volare, e invece ci riesce. Per anni l'euro ha volato bene senza si sapesse come". Quindi 'Super Mario' sottolineò due concetti. Il primo era "l'irreversibilità" dell'euro, il secondo era che, appunto, "nell'ambito del nostro mandato la Bce è pronta a fare tutto il necessario a preservare l'euro. E credetemi: sarà abbastanza".