Tra i grandi classici della dispensa italiana, il ragù pronto continua a occupare un posto stabile nel carrello: pratico, veloce, sempre più diffuso in versioni che puntano su ricette «della tradizione» e materie prime selezionate. Ma, davanti allo scaffale del supermercato, orientarsi non è così immediato: cambiano percentuali di carne, liste ingredienti, quantità di sale, qualità del pomodoro e, naturalmente, prezzi.
Per fare chiarezza, Altroconsumo — associazione indipendente di consumatori italiani che realizza test comparativi, analisi e indagini sui prodotti in commercio — ha messo a confronto diverse referenze disponibili nella grande distribuzione, valutandone composizione, profilo nutrizionale e qualità complessiva. Il risultato è una classifica che aiuta a distinguere le più convincenti, e a individuare i parametri da tenere in considerazione al momento della scelta.
I criteri di analisi
Per stilare la graduatoria sono stati presi in esame 43 ragù confezionati di diversi marchi: l’analisi si è concentrata in particolare sui valori nutrizionali riportati in etichetta e sulla lista ingredienti, con attenzione alla presenza di additivi e elementi ultraprocessati — come aromi, fibre aggiunte, destrosio o amidi modificati — attribuendo a ogni prodotto un punteggio finale da 0 a 100.








