La provincia protegge, la provincia sa molto più di quel che dice. Rende fumose e più lente le indagini, si nutre di colpi di scena, tra gelosie e pettegolezzi, non ricordo, racconti e ritrattazioni, rendendo la verità non sempre certa. Paesini sconosciuti, luoghi incantati come Cogne, sono divenuti famosi perché teatro di delitti efferati, con processi tortuosi che non hanno mai davvero chiuso il cerchio, dividendo l’opinione pubblica in colpevolisti e innocentisti, esperti da bar di dna, tracce e “ignoto 1 o 2”.
Prendiamo Garlasco, una piazza e poco più di 9mila abitanti, nella Lomellina, provincia di Pavia. Tutti sembrano sapere (basta seguire i leoni da tastiera sui social), tutti scappano omertosi dal vivo. Non ora, ma da 19 anni. Chi tiene dentro ricordi utili, chi appunti e dettagli che potrebbero aiutare a ricomporre un puzzle. Gli innumerevoli suicidi di amici dei coinvolti seguiti al delitto, le corse in bici trafelata con un borsone in spalla di una delle gemelle Cappa, le beghe familiari mai scandagliate, gli interrogatori superficiali, quanto meno veloci. Tanto dietro le sbarre (dopo due assoluzioni) c’è Alberto Stasi, e chissà se un motivo ci sarà. Il non vedo, non sento e non parlo di una “provincia criminale”, non l’unica, dove il caso non è chiuso. Anzi.














