È successo per quasi tutti i piccoli comuni protagonisti, loro malgrado, delle più tristi pagine di cronaca nera italiana. È accaduto con Cogne prima, con Erba poi, con Avetrana e anche con Garlasco. Il nome della cittadina è diventato, mano a mano che l’omicidio o la strage assumevano i contorni di un caso mediatico, una sineddoche: il tutto, il comune, per identificare una parte, il singolo episodio di cronaca nera.
Ma se una volta i commentini, le battute o, come si dice oggi, il dark humor, serpeggiavano solo di bocca in bocca, al bar del paese vicino o, al massimo, tra i passeggeri delle automobili che passavano davanti a un cartello autostradale, oggi i social, e la cassa di risonanza mediatica a cui questi casi sono sottoposti, hanno amplificato il fenomeno.
È il caso del delitto di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto del 2007. Per l’omicidio è stato condannato in via definitiva l’ex fidanzato della vittima, Alberto Stasi. Ma oggi, dopo quasi 20 anni, i contorni della vicenda potrebbero essere riscritti: la procura di Pavia ha infatti aperto (e chiuso pochi giorni fa) una nuova inchiesta che vede come unico indagato Andrea Sempio, all’epoca dei fatti molto vicino alla famiglia Poggi perché amico di Marco Poggi, fratello della studentessa uccisa. La riapertura del caso, da sempre, pur nella sua verità processuale, considerato da alcuni dai contorni ambigui, ha, inevitabilmente, riacceso anche l’interesse mediatico. E così le scalette di quasi tutti i programmi televisivi si sono rimodulate. Difficile ormai, da alcuni mesi a questa parte, accendere la televisione e fare zapping senza imbattersi nel delitto di Garlasco: tutti ne discutono, tutti salgono su uno o l’altro carro.








