Gli errori del genetista nei rilievi del dna, i sospetti sull'ex procuratore Venditti, le accuse al capitano Cassese che interrogò Sempio e la fuoriuscita illegali degli atti.
Dopo gli ultimi sviluppi nella nuova inchiesta sul caso Garlasco, finiscono sotto i riflettori una serie di protagonisti che negli anni scorsi hanno tralasciato piste che oggi invece, per la Procura di Pavia, porterebbero alla verità sul delitto.
A confermare questa tesi è il verbale dell'interrogatorio di Andrea Sempio dello scorso 6 maggio, in cui si citano "evidenti omissioni" commesse secondo gli inquirenti negli atti della Procura di Pavia nell'indagine precedente a carico di Sempio del 2017. Mancanze che in alcuni casi si sono tradotte in inchieste parallele, come quella incardinata a Brescia, con al centro la presunta corruzione in atti giudiziari per la gestione della precedente indagine, contestata all'ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti: l'indagine 'bis' è scattata quando un anno fa nell'agenda di Giuseppe Sempio (padre di Andrea) fu trovato l'appunto con la frase: 'Venditti gip archivia x 20, 30 Euro'.
Oggi per gli inquirenti di Pavia questo è "un dato di assoluto rilievo" rappresentato "dalla circostanza che i familiari dell'indagato si siano immediatamente attivati, raccogliendo una notevole somma di denaro" per l'archiviazione del procedimento nei confronti del figlio.













