Una catena di errori, omissioni, dimenticanze e indizi sottovalutati.
Diciannove anni dopo quel 13 agosto 2007 in cui Chiara Poggi venne uccisa nella sua abitazione, a Garlasco, le certezze giudiziarie di uno dei casi più dibattuti e complessi della recente storia italiana vengono messe in discussione dalla nuova inchiesta della procura di Pavia che punta il dito su Andrea Sempio, amico del fratello della vittima, e non più su Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara condannato in via definitiva a 16 anni.
Ammettendo implicitamente le lacune di allora, gli inquirenti hanno riesaminato ogni dettaglio, a partire dalle tracce biologiche e dalle impronte sulla scena del crimine. Come il dna sulle unghie di Chiara, ritenuto "inutilizzabile" e "degradato" fino alla perizia dello scorso anno di Denise Albani, secondo cui è compatibile con la linea genetica maschile della famiglia Sempio, anche se non affidabile, alla cosiddetta 'impronta 33', quella del palmo di una mano che venne repertata sulla parete destra delle scale dove fu trovato il corpo di Chiara Poggi che la nuova indagine della procura di Pavia attribuisce ad Andrea Sempio.
Il dna e l'impronta 33 non sarebbero gli unici errori nei sopralluoghi dell'epoca. Tra questi andrebbe annoverato anche il tappetino della cucina, quello davanti al lavabo dove - sulla base di una macchia di sangue repertata sul mobile - i pm ritengono che l'assassino si sia lavato prima di fuggire. Quel tappetino sarebbe stato sollevato e arrotolato prima di spruzzare il luminol sul solo pavimento. Le prime indagini si concentrarono invece sul bagno al piano terra e sulle tracce lasciate da Stasi sul dispenser.















