“Antigone” di Sofocle per la regia di Robert Carsen è stata la seconda tragedia – dopo “Alcesti” – ad aver inaugurato, ieri 8 maggio, la 61esima Stagione di rappresentazioni classiche al Teatro Greco di Siracusa. Su un palco essenziale con una enorme scalinata, almeno il doppio di quella del Festival di Sanremo, e un campo da battaglia che evoca purtroppo l’attualità più stretta, è la parola ad essere protagonista assoluta.
La tragedia greca “Antigone” di Sofocle ha come protagonista Antigone contro il sovrano Creonte. Dopo la morte dei fratelli Eteocle e Polinice in battaglia, Creonte vieta la sepoltura di quest’ultimo perché considerato un traditore. Antigone disobbedisce per dovere religioso e familiare, venendo condannata a morte e innescando una tragica catena di suicidi.
E propro scavando nell’essenziale che emergono gli attori e in particolare Camilla Semino Favro nel ruolo di Antigone, asciutta e mai fuori posto, e a sorpresa il figlio di Creonte, Emone interpretato da Gabriele Rametta. Una versione asciutta, dritta e che scorre via due ore, con il piacere all’ascolto.
“Antigone è una figura femminile che porta avanti un pensiero -ha detto Camilla Semino Favro- e non si fa distrarre, non si fa spostare minimamente dalla cosa in cui crede, a costo di incrociare la morte. Non c’è una scelta giusta, una scelta sbagliata, c’è una incapacità di dialogo tra quello che è il potere, nel caso di Creonte, e quello che è la famiglia e la legge degli dei che è Antigone. Sono due mondi che non riescono a comunicare”.









