Caro direttore, in questi giorni sui muri di Genova è apparso un manifesto firmato da alcuni gruppi femministi che, in vista dell'adunata nazionale che si terrà proprio in quella città, attacca in modo pesante e anche volgare gli alpini. «Non siete i benvenuti» si legge sul manifesto e poi accuse di ogni tipo. Si legge: «Gli alpini sono portatori di guerra, altro che di festa e solidarietà». Si contesta il fatto che vengano utilizzati nell'operazione "Strade sicure" per garantire la sicurezza delle nostre città e infine, cosa che ritengo ancora più grave, si scrive: «Alpini uguale violenza sulle donne», affermando che durante le adunate «le molesti e le violenze sulle donne sono un effetto collaterale diffuso» e che per gli alpini «il corpo delle donne è considerato un bottino». La conclusione? Eccola: «Altro che portatori di bonarietà e goliardia, gli alpini sono sessisti, razzisti molesti!!». Non sono un alpino, anzi non ho fatto neppure il servizio militare, ma questo manifesto mi sembra una vergogna intollerabile.
L.V.
Treviso
Caro lettore, quei manifesti trasudano antimilitarismo infantile e integralismo femminista. Sono isterismi di minoranze marginali e settarie che rappresentano se stesse e sfruttano l'adunata delle penne nere per ricerca un po' di visibilità. Forse andrebbero semplicemente ignorate. Ma in realtà quegli slogan che lei ha citato, sono anche la punta, per quanto estrema ed estremista, di un iceberg, di un atteggiamento culturale più diffuso che tende a demonizzare, disprezzare o ridicolizzare tutto ciò che è divisa. O a enfatizzare singoli e deplorevoli episodi, trasformandoli in atteggiamenti collettivi.













