Dal fischio al fiasco, ma non quello, pardon quelli degli Alpini. Che figura, compagne! A Genova, dove ieri è cominciata ufficialmente l’adunata nazionale, le associazioni femministe avevano invitato le signore, giovani e più attempate, a girare con un fischietto per chiedere aiuto in caso di molestie da parte delle penne nere, e per le attiviste più che un’eventualità era una certezza. D’altronde quattro anni fa all’adunata di Rimini avevano strillato a centinaia di palpeggiamenti e alla fine il giudice ha immediatamente archiviato l’unica denuncia arrivata in tribunale. Ieri, almeno fino a quando un Alpino non è stato accerchiato e derubato del cappello da un gruppo di balordi- ci arrivano tra poco - a Genova è andata come dove andare, con gli Alpini applauditi da migliaia di persone, birra e vino a fiumi, stinco con patate al forno e fritte, polli allo spiedo, i canti de “La Montanara”, “Quel Mazzolin di Fiori”, “La Valsugana” e una quindicina di donnepiù un paio di eroici signori che hanno fatto la spola tra piazza De Ferrari, Piazza Santa Teresa e Piazza Meridiana- attorno a Palazzo Ducale - per protestare contro la manifestazione. Per carità, tutto legittimo.
E però non si vive di solo sessismo né di fischiettii alle belle fanciulle (oggi lo chiamano “catcalling”),quindi dentro alle rimostranze è finito di tutto come in un’insalata nizzarda che però tra gli stand non è contemplata: l’elogio dei partigiani a partire da Teresa Mattei - si capisce - lo sdegno per Trump, il razzismo, la tutela della Costituzione, «le destre» che vogliono smantellarla. Alle ore 10, come indicato su una piccola lavagna in piazza Mattei, c’è stata addirittura una “lezione di pace”. Accanto un richiamo all’antifascismo. Il triplice appuntamento era stato rilanciato in pompa magna sui social da “Non una di meno” (meno di così era impossibile) e dalla Brigata Alice, che nel pomeriggio si è radunata per un confronto sulla situazione di Gaza e un collegamento con Flotilla. «Ci vediamo nelle piazze e nelle strade», era stato il grido di battaglia su Instagram, «per resistere insieme alla retorica bellica e continuare a costruire altri modi di stare insieme». Al bar, come quattro amici. Alla vigilia alcune zucche vuote hanno lasciato scritte infamanti sui muri e in strada: “Alpini assassini”, “Attenzione, Alpini molestatori”, “Remigriamo gli Alpini”.











