La storia dell'hantavirus comincia nel maggio 1993, nella regione dei Four Corners, l’angolo in cui si incontrano Arizona, New Mexico, Colorado e Utah. Un ragazzo diciannovenne della tribù dei Navajo, in viaggio in auto verso il funerale della fidanzata, inizia a manifestare un problema respiratorio, la famigerata fame d’aria. Nonostante la corsa disperata all’Indian Medical Center di Gallup, il giovane purtroppo muore: i suoi polmoni sono rapidamente collassati per quello che sembra un inspiegabile accumulo di liquidi. Contingenza non certamente casuale, la sua fidanzata era morta più o meno nello stesso modo: in poche settimane, i virologi dei Centers for Disease Control and Prevention (Cdc) statunitensi analizzano i campioni tissutali dei due pazienti, avviano un campionamento tra i roditori locali e identificano un patogeno a rna fino ad allora sconosciuto, che infatti chiamano virus Sin Nombre, trasmesso principalmente dal topo cervo (Peromyscus maniculatus). È a questo momento storico che si riconduce l’origine della sindrome cardiopolmonare da hantavirus (Hcps), tornata all’onore delle cronache pochi giorni fa in seguito ai sette contagi e tre decessi avvenuti a bordo della nave da crociera olandese Mv Hondius a opera di un altro ceppo della stessa famiglia virale, il ceppo Andes (Andv). Di seguito un decalogo per avere un’idea di cosa sta succedendo e di quali sono le attuali evidenze scientifiche ed epidemiologiche sul patogeno.Cosa sta succedendo sulla nave da crociera?In base ai rapporti dell’Organizzazione mondiale della sanità e dell’European Centre for Disease Prevention and Control (Ecdc), si è sviluppato un focolaio di sindrome respiratoria acuta a bordo della Mv Hondius, che ha a bordo 147 persone. Sono accertati sette casi e tre decessi, e il sequenziamento virale ha confermato la presenza dell’hantavirus ceppo Andes. I pazienti sintomatici hanno sviluppato polmonite bilaterale grave, stress respiratorio acuto e shock; le analisi evidenziano che il caso 1 aveva manifestato febbre e sintomi gastrointestinali già il 6 aprile, cinque giorni dopo l’imbarco da Ushuaia, in Argentina.I contagi suggeriscono una trasmissione da persona a persona?Sebbene solitamente l’hantavirus non si trasmetta tra esseri umani, la variante Andes è l’unica eccezione al momento documentata dalla scienza. Per quanto riguarda la catena di contagio sulla nave, al momento non si hanno certezze: la tempistica del primo paziente sintomatico evidenzia una discrepanza clinica rispetto ai tempi medi di incubazione (14-21 giorni, che possono arrivare fino a 39), il che sembra smentire l’ipotesi del solo contagio a bordo. Le infezioni potrebbero derivare da un’esposizione condivisa di più passeggeri in Patagonia, dove il virus è endemico, nelle settimane precedenti la partenza, e solo secondariamente da un contagio interumano in cabina.Qual è il livello di rischio per l’Europa e per l’Italia?Al momento, l’Istituto superiore di sanità (Iss) e l’Ecdc classificano il rischio come “molto basso”. Il serbatoio naturale animale del virus è Oligoryzomyz longicaudatus, un piccolo roditore selvatico sudamericano che non è presente in Europa. “Anche qualora si verificasse una trasmissione dai passeggeri evacuati dalla nave – scrive l’Ecdc – il virus non si trasmette facilmente; pertanto, è improbabile che causi numerosi casi o un’epidemia diffusa nella comunità, a condizione che vengano applicate le misure di prevenzione e controllo delle infezioni”.Cosa sono gli hantavirus e come sono classificati?Gli hantavirus, isolati dopo la Guerra di Corea (1951) nei pressi del fiume Hantan (donde il nome), sono patogeni zoonotici a rna. La tassonomia li divide in vecchio mondo (tra cui Pumala e Dobrava, diffusi in Europa e Asia, responsabili della febbre emorragica con sindrome renale) e nuovo mondo (tra cui Sin Nombre nel Nord America e Andes nel Sud America, che provocano la ben più grave sindrome cariopolmonare).L’hantavirus è contagioso quanto l’influenza o SARS-CoV-2?No. L’hantavirus non si diffonde come l’influenza o come il CoViD: l’infezione avviene principalmente inalando particelle rilasciate quanto materiali contaminati vengono mossi. A differenza dei virus influenzali, i virioni di hantavirus non rimangono sospesi e vitali a lungo nell’aria; piuttosto, sopravvivono sulle superfici per pochi giorni e richiedono la frequentazione di ambienti chiusi, poco ventilati e ricchi di deiezioni animali per innescare l’infezione primaria.Quali sono le caratteristiche del contagio interumano per la variante Andes?Uno studio pubblicato nel 2020 sul New England Journal of Medicine, incentrato sull’epidemia patagonica di Epuyén del 2018-2019 (34 casi e 11 morti) ha descritto per la prima volta casi di pazienti superdiffusori, calcolando un tasso di riproduzione iniziale R0 pari a 2.12. Tuttavia, uno degli autori del lavoro ha precisato che il tasso di trasmissione diminuisce a 0.96 applicando basilari norme di isolamento; inoltre, i ricercatori hanno usato un parametro di “contatto stretto” molto rigoroso e prudente (vicinanza a meno di un metro per oltre 30 minuti continui.Come si sviluppa l’infezione?La sindrome cardiopolmonare da hantavirus è particolarmente subdola: dopo il periodo di incubazione, si manifestano febbre, brividi, dolori muscolari, forte mal di testa, talvolta vomito e dolori addominali, sintomi pressoché indistinguibili da quelli di un’influenza stagionale. L’elemento clinico “diverso” e critico è il repentino crollo respiratorio: i capillari polmonari perdono d’improvviso la loro tenuta, e i polmoni “collassano” su sé stessi (edema polmonare non cardiogeno). Segue un’ipossia grave e un’ipotensione acuta che sfocia nello shock cardiaco.È possibile diagnosticare per tempo il contagio?La difficoltà diagnostica, come dicevamo, sta nell’aspecificità dei sintomi iniziali. Nel caso del focolaio sulla nave da crociera, i test immediati a bordo, che cercavano patogeni respiratori più “comuni”, hanno restituito per giorni esito negativo. Per la diagnosi esatta sono necessari tes sierologici mirati in laboratori avanzati o esami di reazione a catena della polimerasi (Pcr, i famosi tamponi molecolari del CoViD) su campioni ematici per isolare il materiale genetico virale.Quanto è letale il ceppo Andes? E gli altri?Mentre le varianti vecchio mondo raramente superano una mortalità dell’1-5%, il ceppo Andes ha un tasso di letalità confermato tra il 35 e il 50%. In generale, spiega l’Iss, nel 2025 nella regione delle Americhe, otto paesi hanno segnalato 229 casi e 59 decessi con un tasso di letalità del 25,7%. Nella regione europea, nel 2023 sono state segnalate 1885 infezioni da hantavirus (0,4 per 100.000), il tasso più basso osservato tra il 2019 e il 2023. Nell’Asia orientale, in particolare in Cina e nella Repubblica di Corea, la febbre emorragica da hantavirus con sindrome renale continua a causare migliaia di casi ogni anno, sebbene l’incidenza sia diminuita negli ultimi decenni.Ci sono misure di prevenzione e trattamenti raccomandati?Al momento non disponiamo di un vaccino né di farmaci antivirali specifici capaci di contrastare attivamente l’hantavirus. L’unica linea terapeutica efficace risiede nel supporto precoce in terapia intensiva con ossigenoterapia, intubazione e bilanciamento emodinamico per sostenere il cuore durante lo shock. Sul piano della prevenzione e della profilassi, i protocolli di igiene governativi americani sconsigliano in maniera assoluta l’uso di scope a secco o aspirapolveri su feci di roditore, per via dell’elevato rischio di “sollevare” il virus e immetterlo nelle vie aree. Occorre bagnare preventivamente pavimenti e superfici con disinfettanti a base di candeggina, rimuovere i materiali utilizzando dispositivi di protezione e arieggiare i locali per diverse ore. L’Iss raccomanda anche l’adozione di misure contro i roditori come la chiusura di aperture, crepe e punti di accesso, la conservazione di alimenti e rifiuti in contenitori chiusi, il lavaggio accurato delle mani dopo attività a rischio.
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