MESTRE - Non c’è due senza tre. Ma non c’è nemmeno tre senza quattro visto che, dopo i due “fascicoli” aperti sulle moschee abusive di via Linghindal a Mestre e via Paolucci a Marghera, ora ne è arrivato un altro paio con la trasmissione degli atti anche in Procura. Per ora i nuovi luoghi di culto “travestiti” da centri culturali al centro delle nuove indagini della Polizia locale rimangono top secret, ma è chiaro che, uno dopo l’altro, stanno emergendo tutti con l’aggiunta che, per quanto riguarda l’ex negozio di via Paolucci 42, ieri è scattata anche l’ordinanza nei confronti del “Centro culturale islamico del Bangladesh” per ripristinare lo spazio all’uso commerciale.

Si conoscerà solo nelle prossime ore a quali centri culturali sono arrivate le notifiche dei due nuovi fascicoli depositati nel mese di aprile. Nel primo caso, comunque, si tratta di un cambio di destinazione d’uso “urbanisticamente rilevante” di una unità immobiliare da “artigianale” ad “attività di interesse generale di natura culturale religiosa”, mentre la seconda moschea è stata aperta in quella che doveva restare una attività commerciale: per entrambe si tratta cambi d’uso “in assenza di titolo edilizio e in contrasto con le norme urbanistiche. Che sono, come si legge nell’ordinanza pubblicata ieri relativa a via Paolucci (per la quale il “fascicolo” era stato aperto all’inizio di aprile) “in ordine alla viabilità, alle opere di urbanizzazione primaria, alle distanze da altre confessioni religiose, agli spazi di parcheggio, ai servizi igienici, all’accessibilità (...) in quanto tratta del carico urbanistico a prescindere dalla confessione religiosa”.