MESTRE - Il fascicolo (penale) è già aperto, ed è finito nell’“Elenco delle ordinanze di sospensione di opere e lottizzazioni abusive” di ottobre, ricalcando praticamente quello che aveva già visto la chiusura della moschea di via Piave 18, “ridotta” a Centro culturale dopo una battaglia legale arrivata al Consiglio di Stato. Nel mirino c’è nuovamente il cambio di destinazione d’uso di un locale commerciale ad attività “per servizi religiosi” in assenza di titolo edilizio e in contrasto con le norme e le prescrizioni urbanistiche. Un negozio trasformato in luogo di culto e, anche in questo caso, in una moschea della comunità bengalese (e non solo) mestrina, che sarebbe tra l’altro quella maggiormente frequentata in città con fiumi di fedeli che, soprattutto ogni venerdì ma anche negli altri giorni, attraversano via Torino per recarsi a pregare.
«Si tratta dello stesso tipo di procedimento che è stato già intrapreso in altri casi, ad esempio nell’ex supermercato di via Piave: locali nati per una funzione pubblica o commerciale che, nel tempo, sono diventati luoghi di culto senza rispettare le regole» spiegano dal Comune. Tutto parte da una segnalazione della Polizia locale legata al controllo del territorio: gli agenti hanno verificato che il locale nella zona di via Torino, dichiarato o accatastato come spazio commerciale-centro culturale, viene da tempo in realtà utilizzato come luogo di culto stabile. «Questo uso è vietato perché non corrisponde alla destinazione d’uso prevista dallo strumento urbanistico comunale e perché la normativa regionale richiede titoli edilizi e autorizzazioni specifiche per le attività di culto», precisano da Ca’ Farsetti dove, dopo aver fatto valere le proprie ragioni al Consiglio di Stato nella vicenda della moschea di via Piave (anche se qui l’associazione Ittihad ha presentato un ulteriore ricorso in Cassazione), sono intenzionati a verificare tutte le posizioni delle possibili moschee sparse per la città.








