Riteniamo comunque opportuno continuare a vigilare su ciò che avviene nelle Università», ha detto il Ministro rispondendo a Sasso. Ma è stato proprio Sasso a far emergere le foto che dimostravano l’esistenza di un luogo che aveva tutte le sembianze di una moschea. Il classico tappeto su cui pregano, ma soprattutto la scritta presente all’ingresso: «Moschea "Dar Assalam". Ingresso uomini» con sotto la raffigurazione di un uomo raccolto in preghiera.
Accanto anche il cartello con le indicazioni sull’abbigliamento e il «comportamento in moschea». Tutto tradotto sia in arabo che in inglese. Ed è per questo che il deputato leghista si è rivolto nuovamente alla Bernini: «Per la Lega è un'apertura inconcepibile nei confronti di una religione che non ha siglato alcuna intesa con lo stato italiano, come previsto dall'art.
8 della Costituzione. E la risposta del Ministro Bernini non ci soddisfa pienamente: non è minimizzando e derubricandola a "moschea ad personam" e a piccolo luogo dove riunirsi in preghiera in maniera individuale, che si giustifica l'apertura di una moschea dentro un ateneo».






