MARGHERA (VENEZIA) - «Cambio di destinazione d'uso dell'unità immobiliare da "commerciale" ad "attività di interesse generale di natura culturale religiosa" in assenza di titolo edilizio, sanzionabile pertanto ai sensi dell'art. 27 del Dpr 380/2001». Moschee abusive, ora tocca a quella di viale Paolucci 42 a Marghera, cioè il "Centro culturale islamico del Bangladesh" che si trova a fianco della farmacia Ai due Angeli, all'ingresso del quartiere della Cita. Un reato accertato dalla polizia locale all'inizio del mese scorso e finito in un fascicolo trasmesso anche in Procura.

L'operazione ricalca quella portata a termine nel novembre dell'anno scorso nei confronti della moschea di via Linghindal a Mestre, ricavata in un ex autosalone con destinazione commerciale (e dove, nonostante tutto, le funzioni religiose continuano ancora ad essere celebrate). Anche in quel caso, infatti, il fascicolo con l'esito di tutte le indagini era stato inviato alla Procura della Repubblica, e già allora dal Comune avevano lasciato intendere che il giro di vite avrebbe interessato anche gli altri centri islamici sparsi per la città (sono almeno 12), quasi tutti privi dei permessi adeguati.

«Bella piccola moschea aperta durante gli orari di preghiera - si leggeva già in una recensione Google di un paio di anni fa relativa al Centro islamico di viale Paolucci -. Non c'è un posto designato per le preghiere delle donne, ma l'imam è stato così gentile da costruirne uno improvvisato in un angolo per la mia famiglia». Tutto, appunto, in un piccolo ex negozio di poche decine di metri quadri tanto che, un anno e mezzo fa, proprio questo "Centro culturale islamico del Bangladesh" aveva acquistato l'ex cinema Ariston di via Rossarol, sempre a Marghera, con l'obiettivo di trasferire lì sede e moschea. Dopo averlo pagato 310mila euro raccolti grazie alle quote versate da 600 fedeli, stavano già iniziando a rimetterlo a posto, ma quando il caso è finito sui giornali sono partiti i controlli e i lavori sono stati sospesi. «Risistemeremo tutto com'era prima - avevano detto all'epoca i responsabili del Centro -. Ora ci sta seguendo un geometra perché vogliamo presentare un progetto e ottenere i permessi. Sarà un centro culturale ed anche un luogo per pregare, ma tutto dipenderà da cosa ci diranno che è possibile fare. Rispetteremo le leggi».