MESTRE - «In via Giustizia non potrà sorgere nessuna moschea, perché non esiste alcuna variante né autorizzazione per la destinazione a luogo di culto. E finché la Lega governerà questa città e ne avrà la forza, questo non accadrà». Dai sit in davanti alla moschea chiusa di via Piave a quella (che ancora non c'è) di via Giustizia, Anna Maria Cisint, europarlamentare della Lega, è ormai di casa a Mestre. E ieri mattina, mentre le ruspe dell'impresa che sta ripulendo l'area dell'ex segheria continuavano a lavorare per bonificare l'area, davanti al cancello dell'ex segheria sono arrivati anche gli assessori del Carroccio Elisabette Pesce e Sebastiano Costalonga, oltre al capogruppo in Consiglio comunale Alex Bazzaro, al consigliere Riccardo Brunello ed altri militanti.
«Metto subito in chiaro che per me il diritto di culto è sacro ed è giusto che venga praticato, ma serve un'intesa che è prevista dalla Costituzione - attacca Cisint -. Senza la sottoscrizione di un accordo con lo Stato italiano, nel quale si ribadisca in modo chiaro e inequivocabile che l'Islam deve rispettare la Costituzione, le nostre leggi e i nostri valori, nessuno spazio può essere concesso all'Islam» L'europarlamentare ed ex sindaca di Monfalcone agita dei fogli sui quali è stampata una "Carta dei valori" che la Lega vorrebbe già far inserire in un prossimo "Pacchetto sicurezza" proprio in merito ai rapporti tra Stato e musulmani: «Prima di concedere qualsiasi permesso - aggiunge - ogni soggetto deve dire che rispetta la nostra Costituzione e l'ordinamento giuridico, prima dei precetti del Corano. Qualche esempio? Le donne non possono essere sottomesse né oggettificate, non può esistere alcuna imposizione del velo, sono inaccettabili i matrimoni con bambine, fino al divieto della poligamia». «L'integrazione deve essere autentica - interviene l'assessore Costalonga -. Nel commercio sto cercando di inserire il "patentino" di lingua italiana perché troppi non conoscono nemmeno una parola».






