MESTRE (VENEZIA) - In due settimane hanno trasformato quella che era una specie di “foresta” abbandonata in una spianata liscia quasi come un tavolo da biliardo. Perché, ne sono certi, la “Moschea di Venezia” sorgerà proprio lì, in quell’ex segheria di via Giustizia a dieci minuti a piedi dalla stazione ferroviaria di Mestre e confinante con i binari e una strada chiusa da una parte con da un sottopasso ciclopedonale e, dall’altra, da un passaggio a livello. Per ora non c’è niente, tranne questo terreno rullato alla perfezione - dove vogliono celebrare il prossimo Ramadan - e il rudere dell’ex falegnameria che prima di loro, la comunità islamica bengalese residente a Mestre, era popolata da senza dimora e tossicodipendenti. Ma questa “moschea” finora ancora solo sulla carta, è entrata a gamba tesa tra gli argomenti della campagna elettorale per le elezioni comunali di maggio a Venezia, con il promotore Prince Howlader fino all’altro giorno dato per certo tra i candidati in Comune per Fratelli d’Italia, cancellato di colpo dalla lista di FdI.
«Howlader non sarà candidato - conferma Raffaele Speranzon, senatore e coordinatore veneto di FdI (oltre che mestrino Doc) -. È un ragazzo perfettamente integrato, stimato e conosciuto che da tempo si è iscritto al nostro partito. Abbiamo ritenuto che poteva avere un ruolo nel coordinamento cittadino della Municipalità di Mestre, ma ora la sua immagine si è fortemente caratterizzata con la richiesta di questa moschea, che può essere nel suo “programma personale”, ma non coincide con le priorità di Fratelli d’Italia. Non è un “tema” del partito». Del resto, nelle due settimane di lavori per attrezzare l’area di via Giustizia per il Ramadan quest’anno previsto tra il 19 e il 20 maggio («dipende dalla luna», spiegano), davanti ai cancelli dell’ex segheria è arrivata prima l’europarlamentare della Lega Anna Maria Cisint, e poi, l’altra sera con tanto di fumogeni, un gruppetto di attivisti di Forza Nuova.







