MESTRE - Megafoni, fumogeni e slogan gridati nella notte, contro chi sta ripulendo un'area abbandonata per costruirci un luogo di culto. Venerdì sera, via della Giustizia si è trasformata per una decina di minuti in un piccolo teatro di tensione. Da una parte gli attivisti di Forza Nuova arrivati per protestare contro il progetto della nuova "moschea di Venezia" voluta dalla comunità bengalese. Dall'altra proprio alcuni membri della comunità che, in quel momento, si trovavano all'interno dell'area dell'ex segheria Rosso, per riportare ordine nell'area.
«Quella che vogliono realizzare è una mega moschea da 1500 posti ha dichiarato Rudi Favaro, coordinatore veneziano di Forza Nuova e rappresenta una minaccia alla nostra identità. Mestre è già un quartiere pieno di problemi e degrado, e invece di riportare sicurezza si pensa di costruire un centro islamico enorme».
Accanto a lui anche il coordinatore veneto Luca Leardini, che ha puntato il dito contro la politica nazionale: «Questa vicenda dimostra il fallimento delle politiche sull'immigrazione. Alcuni arrivano perfino a vedere la moschea come una soluzione al degrado della zona, ma per noi è l'esatto contrario».
Davanti al cancello, però, non sono rimasti in silenzio nemmeno i membri della comunità bengalese presenti nell'area. Tra loro Prince Howlader, esponente della comunità e membro del coordinamento veneziano di Fratelli d'Italia, nonché uno dei promotori del progetto. Howlader ha risposto direttamente ai manifestanti che cercavano di avvicinarsi. «Io, a differenza vostra, ho giurato sulla Costituzione italiana», ha replicato. «L'Italia è un Paese laico e la libertà di culto è garantita a tutti: cristiani, musulmani, ebrei, buddisti. Tra i credenti c'è rispetto». Poi la provocazione: «Vi manderò delle rose rosse, perché noi siamo per la pace».






