MESTRE - Loro ci credono, ed è giusto che sia così perché un luogo per professare la propria religione dovrebbero averlo tutti. Ma in Comune, dove si decide su permessi che, anche e soprattutto per i luoghi di culto, sono legati a normative stringenti (per non parlare quando c'è la necessità di una variante urbanistica per il cambio d'uso), non risulta esserci nulla di protocollato.

Il progetto di una moschea in via Giustizia, al posto dell'ex segheria Rosso abbandonata da decenni, di fatto non esiste, nonostante il contratto preliminare d'acquisto dell'immobile siglato quasi un anno fa da una parte della comunità bengalese presente in città, decisa a costruire il luogo di culto seguendo tutte le regole e senza giocare sulla denominazione di "centro culturale" usato poi per pregare.

Sebbene se ne parli ormai da anni, negli uffici comunali dell'Urbanistica e dell'Edilizia non c'è alcuna pratica aperta sull'argomento che, anche in questi giorni, è all'ordine del giorno dopo l'interrogazione presentata dalla Lega (con replica dei Radicali di Venezia, come riferiamo nell'articolo qui a fianco). Richieste ufficiali non risultano agli atti, né con progetti di massima e nemmeno per la verifica sulla possibilità di ottenere un cambio di destinazione d'uso dell'area di via Giustizia a fianco della ferrovia. E, senza nulla di protocollato, gli uffici non hanno avviato alcun iter che adesso, arrivati a poco più di tre mesi dalle elezioni (ma con l'attività amministrativa che verrà sospesa un mese prima) viene eventualmente rinviato alla prossima consiliatura.