L’abilitazione per il sostegno ottenuta attraverso corsi online, i cosiddetti percorsi Indire, continuano a preoccupare i genitori di molte ragazze e ragazze con bisogni speciali, che sottolineano l’importanza di una preparazione che unisca la teoria a doti che libri e slide non possono garantire. Tantomeno dal filtro di uno schermo. Il timore (e spesso la conferma di delusioni provate sulla pelle di allieve ed allievi più fragili) è che un percorso formativo abbreviato non riesca a garantire le stesse competenze pratiche e teoriche necessarie per un ruolo delicato come quello del docente di sostegno. Queste paure non sono solo dei genitori, molti docenti di sostegno che hanno seguito il TFA, il corso tradizionale, sottolineano che il percorso in presenza abbia richiesto notevole impegno e che la combinazione di teoria e pratica che abbia permesso di sviluppare competenze vere per gestire situazioni complesse.
A raccontarci questi timori è la mamma di due figli con disabilità, Silvia Di Cecco, in rappresentanza di tante famiglie che vivono la sua stessa situazione.
«Sono la madre di due figli con disabilità, abitiamo a Fano, e ogni giorno affido i miei figli alla scuola pubblica con una fiducia che non è scontata, ma costruita nel tempo: nella relazione con i docenti, nella cura educativa, nella competenza di chi lavora per garantire davvero il suo diritto ad apprendere in un ambiente stimolante, significativo e inclusivo. Per questo oggi scrivo con grande preoccupazione. Una preoccupazione che cresce giorno dopo giorno. Leggendo le recenti disposizioni e il dibattito sulla formazione degli insegnanti, ho la sensazione che si stia andando nella direzione sbagliata ed opposta rispetto a quella a cui i nostri figli hanno diritto. Si tratta della qualità della formazione di tutti i docenti.










