"Non tutti provengono da famiglie con molte risorse, ma questo ahimè non possiamo controllarlo.

Quello che possiamo supportare è l'ambiente scolastico, creando un sistema di alleanza con gli insegnanti e insieme, con la famiglia.

Se si instaura un sentimento di fiducia con la famiglia, metà del lavoro è ben che fatto". Anna Rita Benincaso, pediatra ospedaliera e presidente di G.I.O.I.A ETS (Gruppo Interdisciplinare Operatori dell'Infanzia e dell'Adolescenza), parla di una nuova emergenza pediatrica, il disagio giovanile che si manifesta con "disturbi del comportamento alimentare, aggressività e autolesionismo, crisi d'ansia, tentati suicidi", che fanno registrare sempre più accessi in Pronto soccorso.

"In ogni turno che effettuo in Pronto Soccorso - racconta la pediatra al "Bullone", una fondazione non profit e un giornale mensile che, attraverso il coinvolgimento e l'inclusione lavorativa dei B.Liver, ragazzi che hanno vissuto o vivono ancora il percorso della malattia, promuove la responsabilità sociale di individui, organizzazioni e aziende - almeno un bambino (perché alcuni sono ancora bambini di 9-10 anni, non ragazzi in età adolescenziale) si presenta per una di queste problematiche. Siamo in costante contatto con le Neuropsichiatrie infantili e le Psichiatrie certo, ma con questo incremento allarmante dei numeri non sono più in grado di poterli controllare con le loro strutture. Per questo motivo ci ritroviamo a dover ricoverare nei reparti di Pediatria pazienti neuropsichiatrici di complessa gestione. 'Bisogna avere più reparti di Neuropsichiatria infantile', così si mormora quotidianamente. Un'affermazione che a me spaventa molto, a cui rispondo invece con 'bisogna aumentare i programmi di prevenzione, centri di ben-essere, dobbiamo ascoltare i nostri ragazzi'".