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3 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:51

“Per me il capitolo Venezia è chiuso, ora è tutto in mano a Palazzo Chigi“. Il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, lascia la patata bollente nelle mani della premier Giorgia Meloni: domani, lunedì 4 maggio, il verbale dell’ispezione alla Biennale di Venezia ordinata dal MiC finirà sul tavolo della presidenza del Consiglio. È l’ultimo atto dello scontro tra il governo e il presidente della Biennale, Pietrangelo Buttafuoco, originato dalla sua scelta di tornare a ospitare il padiglione russo all’interno della 61esima Esposizione internazionale d’arte. “La fondazione lagunare non è uno stato sovrano, Buttafuoco dev’essersi confuso. A forza di rivendicare autonomia, si è persino auto–commissariato“, ha dichiarato il ministro Giuli in una durissima intervista a Repubblica. Anche all’interno della destra, però, non tutti sono d’accordo con la posizione del governo. Luca Zaia, presidente del Consiglio Veneto, difende apertamente Buttafuoco: “L’arte non deve conoscere censure”.

Buttafuoco è stato “vittima di una fantasia pacificatoria, voleva l’Onu dell’arte, ha finito per illudersi di poter fare politica estera. Ma questa spetta al governo e al Parlamento”, attacca Giuli nella sua intervista. Secondo il ministro, “il danno d’immagine l’ha causato la Biennale a se stessa. Come ha detto la premier, Pietrangelo è capacissimo, sì, capacissimo di tutto“. “Il ministero ha fatto quello che andava fatto: accertare che tutto fosse regolare. In pubblico sono intervenuto solo per precisare che sul padiglione russo il governo è stato informato a cose fatte“, spiega Giuli, precisando che l’istruttoria avviata due mesi fa è servita “al ministero degli Esteri. La Commissione Ue chiedeva chiarimenti“. Quanto all’ipotesi di commissariamento, il ministro spiega che “non è mai stata in campo”.