​VENEZIA - Silenzi pesanti e tensione palpabile, aspettando gli ispettori ministeriali. Un’altra giornata complicata a Ca’ Giustinian, il “fortino” dove il presidente della Biennale, Pierangelo Buttafuoco, si difende dai colpi del ministro della cultura ed ormai ex amico Alessandro Giuli. A meno di una settimana dall’inaugurazione della 61. Esposizione internazionale d’arte, la novità di ieri è dell’ispezione disposta dal vertice del Collegio romano. Funzionari ministeriali inviati in laguna con un perimetro d’azione a 360 gradi: dalla contestata riapertura del padiglione della Russia, fino alla decisione della giuria dell’esposizione, comunicata la settimana scorsa alla Biennale, di escludere dai premi i paesi guidati da leader “accusati di crimini contro l’umanità”, ovvero la stessa Federazione Russa, nonché Israele. Ispezione inattesa che alza ulteriormente il livello dello scontro. E sullo sfondo si profila l’ipotesi del commissariamento, anche se data ancora come poco probabile dagli stessi ambienti ministeriali.

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A Ca’ Giustinian bocche cucite e porte chiuse. Pare che l’arrivo degli ispettori sia stato comunicato a Buttafuoco e al suo staff più ristretto solo la sera prima. Notizia poi tenuta riservata in Biennale. I più l’hanno appresa direttamente ieri mattina dai siti dei giornali. La giornata è poi passata nell’attesa. I due funzionari sembrava dovessero arrivare a Ca’ Giustinian in tarda mattinata, quindi nel primo pomeriggio, alla fine sarebbero arrivati in serata. E pare che resteranno in Biennale fino a oggi. Un’ispezione sul campo che segna un «salto di livello» rispetto alle verifiche delle ultime settimane sulla documentazione inviata da Venezia a Roma da cui non sarebbero uscite irregolarità di nessun tipo. Da fonti di agenzia gli ispettori del Collegio romano avrebbero avviato immediatamente l’esame dei fascicoli relativi alla partecipazione dei Paesi considerati sensibili: Russia, Israele e anche Iran. Non solo per verificare la correttezza formale delle procedure, ma per ricostruire in modo analitico l’intero percorso decisionale che ha portato alla configurazione dell’edizione 2026 dell’esposizione d’arte. Centrale, ovviamente, il caso del padiglione della Federazione Russa ai Giardini, che dopo anni di chiusura legata alle sanzioni europee per la guerra in Ucraina, riaprirà per tre giorni: dal 6 all’8 maggio. Ieri erano in corso i lavori di allestimento. Mentre gli ispettori hanno iniziato ad analizzare nel dettaglio le comunicazioni tra la Biennale e le autorità russe, le autorizzazioni concesse, le modalità di gestione logistica. In particolare i rapporti con la commissaria del padiglione russo Anastasia Karneeva, figura chiave nella costruzione operativa del progetto espositivo. Relazioni che la Biennale ha sempre definito come semplici «interlocuzioni procedurali». Anche ieri nessun commento da Buttafuoco. Mentre l’ufficio stampa ha rimandato all’ultimo comunicato di domenica scorsa. «La Biennale ribadisce l’assoluto rispetto delle norme, avendo agito in stretta osservanza delle leggi nazionali e internazionali vigenti e nei limiti delle proprie competenze e responsabilità» recitava. E ancora: «Nessun divieto delle sanzioni europee è stato aggirato». Il responso definitivo, a questo punto, arriverà dagli ispettori.