I funzionari del Collegio Romano erano ancora in viaggio verso Ca’ Giustinian, quando Luca Zaia commentava già l’iniziativa con un comunicato: «L’invio degli ispettori rientra pienamente nelle prerogative del ministero e su questo non vi è nulla da eccepire. È però evidente che avviene in un momento particolare per Venezia e per la Biennale, alla vigilia di una fase importante della sua attività espositiva. Proprio per questo è necessario che ogni passaggio, anche formale e amministrativo, sia accompagnato dalla consapevolezza del contesto». Le parole dell’attuale presidente del Consiglio regionale, e per quindici anni componente del Cda della Biennale di Venezia, danno la misura di quanto delicato sia il frangente politico-istituzionale, visto anche il contemporaneo strappo fra il Teatro La Fenice e Beatrice Venezi.
È preoccupato?
«Sono un inguaribile ottimista. Mi piace pensare alla Biennale come ad un luogo di pace e riconciliazione. Pace perché in un periodo di guerre, l’Esposizione Internazionale ha praterie in cui scorrazzare per diffondere il messaggio, in sella a purosangue come sono gli artisti, gli intellettuali e i visitatori. Riconciliazione perché spero sempre in una stretta di mano tra il ministro Alessandro Giuli e il presidente Pietrangelo Buttafuoco. Penso siano due valide e intelligenti persone che hanno dato, e possono ancora dare tanto, al mondo della cultura».






