Tra storia e misteri, uno dei piatti più popolari della cucina russa porta il cognome di una ricca dinastia, e la sua origine si perde tra i rami dell’albero genealogico degli Stroganoff, una delle famiglie più potenti della Russia imperiale.

Il primo ricettario a riportare la ricetta del manzo alla Stroganoff fu Il dono alle giovani massaie di Elena Molokhovets, uno dei manuali di cucina più influenti della Russia ottocentesca. La preparazione compare nel 1871, con il nome di “manzo alla Stroganov con senape”. In questa forma originaria il piatto è ancora essenziale, senza funghi, e rivela bene la sua doppia anima: francese nella presenza della senape, russa nell’uso della panna acida, la smetana, crema fermentata tipica dell’Europa orientale, più densa e acidula della crème fraîche. Il successo del libro di Molokhovets contribuì a far circolare la ricetta fuori dalla cerchia familiare o mondana degli Stroganoff e assegnarli un posto tra i piatti più riconoscibili della cucina russa dell’epoca.

La famiglia

Gli Stroganoff nella grafia occidentale furono una dinastia di mercanti, industriali, proprietari terrieri, funzionari e mecenati, tra le più ricche della Russia. La loro fortuna cominciò con l’intuizione di Anika Stroganov che, ai tempi di Ivan il Terribile, quindi nel 1500, avviò un’attività di estrazione e commercio di sale. Grazie al piglio imprenditoriale dei discendenti, la famiglia ottenne numerosi privilegi e da imprenditori divennero aristocratici di alto rango. Di riflesso anche la loro cucina era rappresentativa di questa ricchezza e ospitava cuochi francesi e mode europee insieme a ingredienti di qualità provenienti da ogni angolo della Russia. Il manzo alla Stroganoff nasce quindi in questo contesto e non c’è dubbio che il piatto appartenga alla potente famiglia Stroganoff, ma precisamente chi della dinastia lo ha inventato? E in quale occasione?