VENEZIA - Non sarà una Biennale da attraversare di corsa, accumulando inaugurazioni e mostre come tappe obbligate di una maratona. La Biennale Arte 2026, intitolata “In Minor Keys”, chiede piuttosto di rallentare, ascoltare, sostare. Ed è proprio questa la sua prima indicazione di lettura per i giorni delle vernici: non inseguire soltanto l’evento, ma cercare i luoghi in cui l’arte si fa esperienza e relazione.
Dal 9 maggio al 22 novembre, con pre-apertura nella settimana dal 4 all’8 maggio, Venezia torna a trasformarsi in una costellazione diffusa di mostre, padiglioni ed eventi collaterali, tenuti insieme dal progetto concepito da Koyo Kouoh (1967–2025) e portato a compimento, dopo la sua scomparsa, dal team da lei voluto. Il “tono minore” di cui parla Koyo Kouoh nel titolo si riferisce sia alla struttura di una composizione, sia alla sua risonanza emotiva e diventa qui una lente concettuale: una soglia di attenzione in cui la fragilità prende forma e l’ascolto si approfondisce fino a diventare relazione.
Come isole, le tonalità minori si connettono attraverso correnti nascoste, trasformando i margini in luoghi di invenzione e di cura. Restare nel tono minore significa sostenere mondi silenziosi e collettivi contro la forza del maggiore. La mostra internazionale, allestita tra Giardini e Arsenale, non si presenta come una rassegna didascalica o enciclopedica, ma come una partitura fatta di processioni, oasi, scuole, altari, ambienti multisensoriali e pratiche performative. Sono 111 gli artisti e i collettivi coinvolti nella mostra centrale, mentre le partecipazioni nazionali sono 100, con nuovi ingressi come Nauru, Qatar, Sierra Leone, Guinea Equatoriale, Guinea, Somalia e Viet Nam.













