Uno trascinato a faccia in giù sul pavimento e picchiato così violentemente da perdere conoscenza due volte: i lividi sono sul volto, compresa l’area intorno all’occhio sinistro: alcuni movimenti sono limitati dal dolore. L’altro bendato e con le mani legate, costretto a rimanere sdraiato a faccia in giù sul pavimento per tutte le lunghe ore di navigazione da Creta a Israele, dal momento della cattura fino alla mattina di sabato: sul volto e sulle mani compaiono i lividi. E’ la storia di Thiago Avila e Said Abukeshek, i due dirigenti della Global Sumud Flotilla, sequestrati in acque internazionali dalla Marina israeliana. A riferire i loro racconti e le loro condizioni sono gli avvocati di Adalah, il centro legale indipendente gestito da palestinesi in Israele, che hanno potuto incontrare i due attivisti: il primo è brasiliano, il secondo è spagnolo di origini palestinesi (è nato in un campo profughi della Cisgiordania). Le testimonianze sconvolgenti fornite da entrambi gli attivisti – spiega il team legale – rivelano violenze fisiche e detenzione prolungata in posizioni forzate da parte delle forze militari israeliane durante i due giorni trascorsi in mare.‌ Entrambi si trovano ora nel centro di detenzione di Shikma, ad Ashkelon, dopo oltre due giorni passati sulla corvetta della Marina, una nave militare cargo adattata a prigione con tre portacontainer e filo spinato.