Privati di cibo e acqua, costretti a dormire su pavimenti “deliberatamente e continuamente allagati“. E poi calci, pugni, le mani legate dietro la schiena. E’ il racconto degli attivisti della Global Sumud Flotilla bloccati in acque internazionali dalla Marina israeliana. I maltrattamenti, secondo quanto testimoniano anche le immagini delle ferite, sono avvenuti proprio a bordo della nave della Marina di Tel Aviv. “Quaranta ore di crudeltà premeditata” viene detto.

La violenza, in particolare, sarebbe esplosa quando l’equipaggio della Flotilla ha reagito alla notizia che due di loro – Saif Abukeshek (spagnolo di origini palestinesi) e Thiago Ávila (brasiliano) – non sarebbero sbarcati con tutti gli altri a Creta, ma sarebbero stati “trattenuti” e portati in Israele per essere interrogati. A quel punto gli altri attivisti hanno opposto quella che definiscono “una resistenza pacifica”. “La risposta – raccontano – è stata di pura violenza”. “Sono stati presi a pugni e calci e trascinati sul ponte con le mani legate dietro la schiena – ricordano -. Hanno subito fratture al naso, costole incrinate e percosse sanguinose“. Il video a corredo del post social mostra le ferite subite dagli attivisti. Nel caos del momento, aggiungono, sono stati anche esplosi colpi di arma da fuoco per intimorirli.