Il caso-Gianluca Rocchi e il possibile scandalo-arbitri, di giorno in giorno, si arricchisce di nuovi dettagli. Una vicenda dai contorni ancora tutti da chiarire e che gravita attorno alle sale Var che si trovano a Lissone. Il punto è che in quelle sale non si trovano solo VAR e AVAR designati per quelle partite, ma anche uno o due operatori video. I quali però, spiega Fanpage.it, è pressoché impossibile sapere chi siano.
Proprio attorno a quel centro nevralgico si concentrano le attenzioni di inquirenti, media e tifosi. Nel mirino ci sono le modalità con cui, durante le gare di Serie A e B, sarebbero arrivate indicazioni dall’esterno verso le cabine operative. Il riferimento è al sistema di segnali utilizzato per comunicare con i direttori di gara impegnati al monitor, aggirando l’isolamento imposto dal protocollo. Un comportamento che, se confermato, violerebbe il principio cardine della tecnologia Var: autonomia totale di VAR e AVAR nel rivedere gli episodi e indirizzare l’arbitro in campo.
GIANLUCA ROCCHI, ALTRA BOMBA DEI PM: "CON CHI HA PARLATO A SAN SIRO"
Emergono ulteriori dettagli sullo scandalo-arbitri. Nel dettaglio, la Procura di Milano si spende sugli interlocutori co...
La Procura di Milano ipotizza il reato di "frode sportiva in concorso", una contestazione pesante che apre scenari rilevanti anche sul piano disciplinare. Ma mentre l’indagine punta sulle figure apicali, resta sullo sfondo un ruolo tecnico decisivo e molto meno conosciuto: quello dei Replay Operator. Nelle stanze del centro di Lissone, cabine insonorizzate protette da vetri e accessi rigidamente controllati, accanto agli arbitri operano questi specialisti dell’immagine. Sono loro a gestire in tempo reale i flussi video provenienti dagli stadi, selezionando in pochi istanti le inquadrature utili, applicando zoom e isolando i frame chiave. In pratica, costruiscono la “regia” che consente al VAR di giudicare un episodio.













