Questa mattina non sarà Gianluca Rocchi a sedersi davanti al pubblico ministero Maurizio Ascione. L’ex designatore degli arbitri di Serie A e B, indagato per concorso in frode sportiva, ha rinunciato all’interrogatorio. Né lui né il suo avvocato, Antonio D’Avirro, si presenteranno a Milano.
Enrico Gallucci, responsabile dell’ufficio «clemenze» del Colle: la sentenza della Consulta del 2006 «ha spostato il baricentro decisionale» al Quirinale, «imponendo al capo dello Stato l’esame e la valutazione di ogni pratica».
«C’è un punto fermo, nella vicenda della grazia a Nicole Minetti: il ministero della Giustizia non aveva chiesto alla Procura generale di Milano di fare indagini all’estero», scriveva ieri Repubblica. Sul «punto fermo» di Repubblica però la vista si sdoppia: la stessa questione cavallo di battaglia per sostenere le ragioni del No, oggi diventa «il punto fermo» o meglio la clava per menare il governo, soprattutto il ministro Nordio. Una botta in più, una in meno… chissà mai che il Carlo molli per una crisi di nervi, così poi viene giù tutto. Invece il Carletto non molla, tiene il punto ed è pure arrabbiato.
E se Donald Trump fosse intenzionato a giocare di sponda con Vladimir Putin per chiudere la crisi iraniana? Ieri, i due presidenti hanno avuto una telefonata di un’ora e mezza. Secondo Ria Novosti, hanno discusso di quanto sta accadendo nella Repubblica islamica e nel Golfo Persico.










