Si è presentato sei giorni fa davanti ai pm di Milano e si è difeso da tutte le accuse di concorso in frode sportiva l'ormai ex designatore degli arbitri Gianluca Rocchi, tra gli indagati nell'inchiesta sul sistema arbitrale del pm Maurizio Ascione, affiancato da qualche settimana anche dall'aggiunto Paolo Ielo.
Rocchi, già convocato per un interrogatorio a fine aprile, aveva scelto di avvalersi della facoltà di non rispondere e di non presentarsi in una caserma della Gdf, mentre la scorsa settimana, difeso dagli avvocati Antonio Bana e Antonio D'Avirro, ha deciso di rispondere alle domande degli inquirenti e di respingere le accuse. Ossia quelle imputazioni che riguardano, per l'accusa, le designazioni in due partite del 2025 del "poco gradito" all'Inter Daniele Doveri per evitare, sempre secondo l'accusa, che poi ne arbitrasse altre più importanti e del "gradito" ai nerazzurri Andrea Colombo per una trasferta.
Gianluca Rocchi, dopo essersi avvalso della facoltà di non rispondere, ha deciso di rispondere ai magistrati che lo accusano di concorso in frode sportiva
Stando ad un'informazione di garanzia che gli era stata notificata, tra l'altro, a Rocchi veniva contestato anche il caso del rigore non concesso all'Udinese nella partita contro il Parma del 2025, in cui Rocchi, per l'accusa, avrebbe fatto pressioni sulla sala Var con le ormai famose "bussate".












