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27 APRILE 2026

Ultimo aggiornamento: 15:27

Una linea d’intenti comune, da un lato prendendo le distanze da una precisa volontà di allontanarla e dall’altra confermando che va bene così. A ventiquattr’ore dalla defenestrazione di Beatrice Venezi da direttrice musicale de La Fenice di Venezia, il governo conferma una sorta di proprio benestare volendo tuttavia sottolineare a più voci di non aver chiesto attivamente l’epurazione di uno dei volti culturali più amati dalla destra.

Dopo aver già spiegato domenica che la decisione è stata presa in “autonomia e indipendenza” dal sovrintendente Nicola Colabianchi e avergli confermato la “più completa fiducia”, lunedì, il ministro della Cultura Alessandro Giuli è tornato a ribadire la “libera e autonoma” decisione del numero uno della Fondazione Teatro La Fenice riguardo al licenziamento di Venezi: “Si tratta a tutti gli effetti di un atto insindacabile, pur condiviso appieno dal ministro, sul quale il governo non avrebbe potuto avere e in generale non intende avere alcuna facoltà di condizionamento”.