VENEZIA - Venti minuti dopo la cacciata di Beatrice Venezi, è il ministro della Cultura Alessandro Giuli a prendere posizione, confermando al sovrintendente de La Fenice Nicola Colabianchi la «più completa fiducia». “Il ministro della Cultura - recita la nota diffusa ieri pomeriggio - prende atto della decisione di Nicola Colabianchi, assunta in autonomia e indipendenza, e conferma al sovrintendente de La Fenice la sua più completa fiducia. Con l’auspicio che tale scelta possa sgomberare il campo da equivoci, tensioni e strumentalizzazioni d’ogni ordine e grado nell’interesse del Teatro e della città di Venezia”. L’impressione è che il ministro, difendendo le mosse del sovrintendente da lui stesso nominato (anche se appena cinque mesi fa Giuli aveva avuto ben altre parole nei confronti di Venezi: «Resterà alla Fenice e sarà la principessa di Venezia»), non sia stato un semplice spettatore. Del resto, affermare come ha fatto Venezi che all’orchestra della Fenice vige il nepotismo e che «i posti si passano praticamente di padre in figlio», non poteva restare senza conseguenze. «In quell’intervista al giornale argentino - dice il coordinatore veneto di Forza Italia, Flavio Tosi - il direttore Venezi ha praticamente affermato che alla Fenice i concorsi sono truccati. Se riteneva di avere ragione doveva andare in Procura, non rilasciare un’intervista. Altrimenti è normale che venga allontanata».
Venezi, la Fenice annulla le collaborazioni. Il ministro Giuli approva la cacciata: «Basta tensioni». E il pubblico esulta a teatro
VENEZIA - Venti minuti dopo la cacciata di Beatrice Venezi, è il ministro della Cultura Alessandro Giuli a prendere posizione, confermando al sovrintendente de La Fenice Nicola Colabianchi...











