“Oro in banca, cuore in ghiaccio”. Recita così uno dei più cattivi detti sulla Svizzera in voga nelle valli lombarde che confinano con la Confederazione. “Svizzero, prete e doganiere, guardali bene da tutte le maniere”, rispondono dalla piemontese Val d’Ossola. Sciovinisti certo, perché non dovremmo esserlo, dopo le fatture presentate dall’ospedale di Sion alle famiglie dei ragazzi italiani ricoverati nella tragica notte di Crans? E dopo il tradimento del Canton Vallese: il governatore Mathias Reynard aveva rassicurato il nostro ambasciatore a Berna, Lorenzo Cornado, che quelle carte erano un pro-forma, che nulla avremmo dovuto pagare.
Ci era stato fatto l’elenco degli interventi di solidarietà in favore delle vittime e dei loro famigliari: diecimila franchi a ragazzo per gli esborsi vivi immediati, tra alberghi e trasferimenti, poi altri cinquantamila a titolo di indennizzo, per spese mediche e legali, da parte del Cantone, annunciati ma non arrivati. Infine altri 170mila, sempre dal Vallese, per sostegni psichiatrici, e ancora 24 milioni dalla Fondazione e otto dalla Confederazione, stanziati dal Parlamento in una seduta tesissima. Quanta grazia, a parole... Tutte balle, almeno per il momento, nella sostanza.













