Un antico proverbio del Vallese recita che «l’italiano ama il rischio, lo svizzero lo misura». Un altro, più antipatico, spiega che «con l’italiano il caos è ordinato, a modo suo». Ma quello che più stride con quanto accaduto la notte di San Silvestro a Crans Montana ci informa che «con gli italiani tutto è possibile ma nulla è prevedibile». Inaffidabili, anarchici, pericolosi per noi stessi e per gli altri. Così ci vedono dalla parte delle Alpi, dove si vantano che tutto funziona come un orologio di precisione. La tragedia che si è consumata a Le Constellation ha ribaltato il paradigma. Abbiamo scoperto un Paese dove il rischio non si misura, il caos è senza speranza e le regole ci sono, ma non sanno prevedere neppure l’ovvio e, ancora più grave, non valgono per tutti. Ci sono rimasti male, gli svizzeri.

Per la tragedia, certo, ma anche perché gli italiani hanno osato aprire il processo alla Confederazione. Ci siamo chiesti come fosse possibile ritenere a norma un locale con vie di fuga scarse e anguste e che sponsorizzava come attrattiva su internet il rito delle bottiglie di champagne incendiarie che ha dato origine al rogo della strage. Come osate?, ci rimprovera la civiltà che ha dato al mondo Guglielmo Tell e Pirmin Zurbriggen. Va bene, ha dato anche Jean Jacques Rosseau, ma era di origine francese e visse tra Torino e Parigi, e l’inventore della Croce Rossa, Henry Dunant, che però prima di avere la pensata che gli valse il premio Nobel aveva già cambiato cittadinanza di propria volontà. Ebbene sì, il paradosso svizzero non sono più la neutralità armata o il silenzio rumoroso, che tace ma tutto osserva e sanziona. Il paradosso svizzero è che in una delle località più esclusive della patria delle regole e della perfezione va in scena una evitabilissima tragedia. Va in scena un dramma figlio della sciatteria, del laissez faire, dei controlli un tanto al chilo, dell’adolescenza abbandonata a se stessa e dell’avidità che ti fa risparmiare sulla sicurezza e sulla vigilanza e gli svizzeri pretendono che noi, gli italiani, le vittime, gli chiediamo scusa perché non ci sta bene di dover seppellire i nostri minorenni morti per colpa di chi la magistratura elvetica accerterà, con i suoi tempi. Non disturbate, non lamentatevi, abbiate fiducia, ci ammoniscono gli svizzeri, indignati più da noi che da loro stessi.