Èormai prevedibile che sarà sempre più difficile nei decenni a venire riproporre vita e opere di Michael Jackson al cinema – o in teatro o tv – senza che una storia trionfale si trasformi in un incubo per tutti quelli che sono coinvolti, dai fratelli ai nipoti alle grandi major che volessero (oltre che incassare) onorare, celebrare, glorificare la figura del bambinetto di Gary, Indiana: e spese tonnellate di dollari, si troverebbero invece davanti – come ora accade – sempre nuovi protagonisti vivi e invecchiati ma pronti a raccontare la parte oscena e drammatica di vicende che non ne vogliono sapere di restare sepolte. Segreti che vengono a galla con tutta la terrificante violenza che il tempo non è capace di cancellare. Nel profluvio di racconti e confessioni in corso, tutto resta però sempre popolato di problematiche che rendono nebbiosa la sfera della verità.
Jackson morì a 50 anni, il 25 giugno 2009 , nella sua casa di Los Angeles, per overdose di Profoprol, droga che lo faceva dormire e che invocava dal suo medico (poi condannato), cercando una pace che da tempo non trovava più. Michael, il film sulla vita di Michaelino approvato e voluto da quasi tutta la famiglia Jackson, ha debuttato il 22 aprile scorso con un anno di ritardo e un terzo del lavoro rifatto, con una spesa di 15 milioni di dollari in più. È appunto una storia trionfale, del bambinetto talentuoso che si esibisce con i suoi fratelli Jackson 5 e a volte non ne avrebbe voglia, però il padre implacabile lo riporta al dovere con le sue cinghiate e avanti sul palco; seguono l’incredibile ascesa, la bravura assoluta, le canzoni meravigliose che conquistano bambini e ragazzini e ne fanno il re del pop come verrà per sempre chiamato. Canzoni con una tal forza, che la vita vera non riesce a far tacere.














