“Utilizzo parziale delle votazioni, assenza di criterio nelle designazioni, violazione dei principi di lealtà e correttezza e alterazioni della corretta concorrenza e delle relative valutazioni”. Parte da queste contestazioni l'esposto firmato e depositato la scorsa estate dall’arbitro Domenico Rocca, che ha fatto scattare gli approfondimenti sulle condotte arbitrali e, in generale, nel mondo del calcio nella nuova inchiesta milanese che vede indagato, tra gli altri, il designatore di serie A e B Gianluca Rocchi per concorso in frode sportiva.

L'esposto è in sostanza un lungo sfogo del fischietto di A e B con la denuncia di aver subito “mobbing” da parte della Commissione arbitri nazionale della Figc, la Can, ma anche da parte dello stesso designatore Rocchi. Accuse che l’arbitro ha anche esternato pubblicamente, contestando “valutazioni ritoccate” agli arbitri e sollevando dubbi sulle designazioni in diverse partite. Nel mettere nero su bianco le presunte penalizzazioni subite nel corso dello scorso campionato, Rocca fa riferimento anche a un episodio in cui Rocchi avrebbe fatto pressioni sugli arbitri per modificare la loro valutazione in campo. Episodio su cui si sarebbero concentrati i finanzieri coordinati dal pm Maurizio Ascione della procura di Milano guidata da Marcello Viola allargando poi il raggio di investigazione.