C'è un colpo di scena nel giallo della ricina, che sembra essere uscito dalla penna di Agatha Christie per la letalità del veleno usato, per il contesto in cui si è consumato il dramma - una cena prenatalizia in un paesino sperduto del Molise - e per i sospetti che si sono addensati sui familiari delle due vittime.

Il telefono di Alice Di Vita è stato sequestrato il 13 aprile su ordine della Procura di Larino, che indaga per duplice omicidio premeditato contro ignoti, in relazione alla morte per avvelenamento da ricina di Antonella Di Ielsi (50 anni) e Sara Di Vita (15 anni), rispettivamente madre e sorella della 19enne all'ultimo anno di liceo. Martedì prossimo gli investigatori acquisiranno tutti i dati presenti sull'Iphone 12 pro della ragazza (non indagata) alla ricerca di chat, appunti e ricerche online, nel periodo compreso tra il primo dicembre scorso e il giorno del sequestro.

I pm hanno ordinato la «copia delle "note" salvate sul cellulare in uso ad Alice, in particolare quelle dalle quali risulta annotazione dei pasti consumati dai componenti della famiglia Di Vita/Ielsi fra il 22 e il 25 dicembre 2025».

La presenza di queste "note" viene data come certa già prima di accedere alla memoria del dispositivo, ciò significa che durante i tanti interrogatori fatti finora dalla polizia è emersa questa circostanza. Da capire perché la ragazza si sia appuntate le pietanze consumate dalla sua famiglia, anche prima del fatidico e letale pasto del 23 dicembre. Soprattutto è importante stabilire se lo abbia fatto dopo che la madre e la sorella - ma anche il padre - si erano sentiti male, accusando forti crampi addominali e vomito.