Quale orizzonte attende il design? Lo mostreranno al Salone gli architetti, che lo anticipano in questa intervista

di Cloe Piccoli

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Ogni volta che parli con Rem Koolhaas, bisogna azzerare tutto ciò che sai e ripartire da un nuovo punto di vista. Da Delirious New York, il saggio del 1978 (pubblicato in Italia da Electa) in cui descriveva Manhattan come laboratorio della “cultura della congestione”, alla guida allo shopping che modella le nostre città realizzata nel 1993 durante il suo corso ad Harvard, dalla Biennale di Venezia Fundamentals alla mostra al Guggenheim Countryside, ogni progetto mette in luce le traiettorie del contemporaneo. Il fondatore di Oma (Office for Metropolitan Architecture) ha il talento di vedere in anticipo fenomeni politici, sociali, urbanistici e quotidiani da nuove angolazioni. Le sue visioni sono talmente radicali da essere a volte fraintese. “Quando abbiamo fatto The Harvard Guide to Shopping in molti hanno pensato che fosse una celebrazione del commercio. In realtà era una lettura critica per cercare di orientarsi in un meccanismo che stava cambiando il paesaggio urbano”, ricorda dal suo studio di Rotterdam.

Con l’atteggiamento di un osservatore che ha vissuto da protagonista più di 50 anni di architettura e rivoluzioni urbane, racconta di altri mondi e opportunità per il design. Ha appena terminato l’ampliamento del New Museum di New York, mentre a Milano la sede della Fondazione Prada resta un segno emblematico. Con David Gianotten, managing partner di Oma, sta lavorando al Taipei Performing Art Center, nel quartiere dello Shilin Night Market (Taiwan). Li abbiamo raggiunti per parlare del masterplan che cureranno per il Salone del Mobile: si chiama Salone Contract e andrà in scena nel 2027, ma sarà anticipato da una lectio magistralis dello stesso Koolhaas in Fiera, il 22 aprile, un forum internazionale e un percorso dedicato. Perché è questo, spiegano, il futuro del design: non più solo oggetti (che comunque, sono convinti, resteranno sempre fondamentali), ma anche ambienti, funzioni ed ecosistemi. Bisogna pensare in grande, insomma, e fuori dagli schemi. Tracciare prospettive di lungo periodo e intercettare opportunità. Proprio quello che punta a fare la nuova iniziativa del Salone, dedicata al segmento considerato più strategico per la filiera. A cominciare dai numeri: secondo le stime di Global Market Insight Inc, il mercato del contract vale circa 68 miliardi a livello globale e dovrebbe superare i 110 nel prossimo decennio.