Ci sono libri che descrivono le città e le loro trasformazioni. Altri che fissano un altro orizzonte e provano a cambiarle. “Otium+” e “Il giorno in cui le città hanno cominciato a pensare”, volumi firmati per la collana Urban Code dall’architetto e urbanista Matteo Gatto, appartengono alla seconda categoria. L’obiettivo non è raccontare lo spazio urbano, ma metterlo in discussione. Ponendosi una domanda: chi governa davvero la città?
Otium+: Roma come città del benessere
Nel primo libro di Gatto la città è intesa come uno spazio che deve migliorare la vita delle persone. Non è più soltanto una macchina economica, ma un ecosistema che produce benessere. Roma, che Gatto conosce in quanto residente e per aver lavorato al dossier di candidatura della capitale a Expo 2030, diventa il caso pilota. Roma come il luogo dove testare un modello che supera la logica della crescita tradizionale per misurarsi con la qualità della vita, la salute, l’accesso agli spazi, le relazioni.
Gatto qui non si limita a evocare principi, prova a tradurli in strumenti di pianificazione, in indicatori, in politiche urbane. Il recupero del Tevere, la rigenerazione delle periferie, la mobilità sostenibile diventano tasselli di una visione che guarda alla città come a un organismo da riequilibrare. Sullo sfondo, l’idea antica di otium che torna in forma contemporanea: tempo e spazi urbani da vivere.








