Il 20 aprile è iniziata la Design Week e tutta la moltitudine di eventi che si porta dietro. La “milanese imbruttita” Wendy Migliaccio e lo scrittore Gianni Biondillo sostengono le ragioni dei due schieramenti che dividono i residenti: gli appassionati a prescindere e quelli che preferirebbero scappare

a cura di Enrica Brocardo

2 minuti di lettura

“Partiamo dal presupposto che il milanese imbruttito ama fortissimo e odia profondamente Salone e Fuorisalone. Vive quei giorni con lo sbattimento dei parcheggi che non si trovano, della calca di gente in ogni dove, ma, allo stesso tempo, al giretto tra eventi e installazioni non rinuncia. Alla fine, rappresentano il bello e il brutto di vivere a Milano: vivacità e fermento da una parte, socialità forzata e necessità di “esserci” dall’altra. La creatività con cui i vari distretti si animano – da Brera a Isola a Porta Venezia – li rende comunque un passaggio obbligatorio, anche per chi pensa che Philippe Starck sia un personaggio di Game of Thrones”, scherza Wendy Migliaccio. Che ammette di non vedere l’ora di scoprire “le assurde, divertenti, concettuali e altri aggettivi a caso – installazioni di quest’anno. Alla fine, per i comuni mortali non particolarmente ferrati con il design sono occasioni imperdibili, anche solo per fare una stories e dire “io c’ero”. Perché non sei davvero un milanese imbruttito se non soffri di Fomo (Fear of Missing Out, ndr), e cioè la paura di essere tagliato fuori. Inoltre, rispetto alla Fashion Week, ci sono molti meno influencer e pseudo tali in giro. Non c’è gente con le ciabatte pelose, pantaloni fluo e colbacco, convinta di essere cool. Tendenzialmente trovi persone davvero prese bene dal design, o anche semplicemente curiosi che hanno voglia di una serata in un’atmosfera diversa dal solito. Salone e, soprattutto, Fuorisalone sono più inclusivi: anche se non sei “del giro”, qualcosa riesci sempre a viverlo. C’è chi lamenta il fatto che Milano sia diventata un eventificio. Beh, è vero. E, come tale, ha i suoi pro (entrate, turismo, reputazione internazionale, movimento) e i suoi contro: poca vivibilità durante alcuni periodi dell’anno, aumento dei prezzi e la gentrificazione. Tanto per dirne tre. Ma chi la ama, ne accetta anche questi aspetti. Non senza lamentarsene, ovvio”.