Qual è il futuro dello Stretto di Hormuz? Ha le idee piuttosto chiare Fatih Birol, economista turco e attuale direttore esecutivo della Agenzia internazionale dell'energia (International Energy Agency), con sede a Parigi. Birol, intervistato dal quotidiano turco Hürriyet sentenzia: “Il vaso è rotto e ripararlo sarà molto difficile”. Tradotto: il mondo deve trovare un’alternativa, e in fretta. Ed ecco il piano. Un oleodotto da Bassora a Ceyhan, dal cuore petrolifero dell’Iraq fino al Mediterraneo turco. Un progetto, come riporta Repubblica, “estremamente attraente e importantissimo - spiega Birol - sia per l’Iraq, sia per la Turchia, sia per la sicurezza degli approvvigionamenti regional”".

Soprattutto europei. Perché il punto è proprio questo: smettere di dipendere da un imbuto geopolitico sempre più instabile. Lo scenario è sotto gli occhi di tutti. Hormuz bloccato, tensioni con l’Iran, flotte militari a presidiare il traffico. Risultato: il petrolio non scorre, o scorre male. E a piangere non sono solo i Paesi del Golfo, ma anche Baghdad, che da Bassora esporta il 90% del suo greggio. Senza mare aperto, resta una sola opzione: i tubi. Ed è qui che entra in gioco Ankara. Non per caso.