TEL AVIV - È buttata lì come l’evocazione di uno scenario ipotetico ma assomiglia tanto a una minaccia. L’agenzia di stampa iraniana Tasnim, vicina ai Guardiani della rivoluzione islamica, ricorda che nello Stretto di Hormuz «non passano solo petrolio e gas» e dice la seguente cosa: «Se per qualsiasi motivo, che si tratti di disastri naturali, ancoraggio di navi, incidenti marittimi o azioni deliberate, diversi cavi principali nello Stretto di Hormuz venissero tagliati contemporaneamente, una catastrofe digitale si abbatterebbe sugli Stati arabi del Golfo, con gravi interruzioni o disservizi diffusi della loro rete Internet». E aggiunge che, certo, «ne risentirebbe anche l’Iran» ma «è molto meno vulnerabile» perché «meno dipendente» dai cavi piazzati in quei fondali.
Hormuz, il nuovo fronte sono i cavi sottomarini in fibra ottica: la strategia dell'Iran e l'incubo della «catastrofe digitale»
Teheran evoca un disastro per gli Stati del Golfo in caso di danni ai collegamenti sotto lo Stretto dove passa il 15% del traffico mondiale di dati. A rischio transizioni bancarie e mercati finanziari










