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ll Mef ribadisce lo stop all'indennità di fine mandato. Passo obbligato per approdare alla presidenza Eni
Il consiglio di amministrazione straordinario di Terna, riunitosi ieri, ha segnato un passaggio chiave in una vicenda che il governo intende chiudere rapidamente e senza ambiguità. Secondo quanto filtra, il tema della buonuscita da 7,3 milioni chiesta dall'amministratrice delegata uscente Giuseppina Di Foggia (in foto) non sarebbe stato formalmente discusso, ma è evidente che il nodo è ormai sul tavolo e verrà affrontato in un nuovo cda atteso nei prossimi giorni. I tempi, del resto, sono strettissimi e imposti dal calendario delle assemblee: il 6 maggio è convocata quella di Eni, dove Di Foggia è indicata per la presidenza, mentre il 12 maggio si riuniranno i soci di Terna per chiudere il suo mandato.
In questo incastro, la soluzione appare obbligata. Per poter essere eletta alla guida del Cane a sei zampe, Di Foggia deve dimettersi prima dall'incarico attuale, ma proprio questo passaggio rende incompatibile la richiesta di un'indennità di fine mandato. È qui che entra in gioco la posizione, netta, del Mef, arrivata domenica sera con una nota che ha il sapore di un chiarimento definitivo. Il Mef, nella sua azione diretta all'efficientamento della spesa e al contenimento dei costi, ha dato specifiche direttive in modo da generare una prassi diretta ad escludere che detti emolumenti siano corrisposti a chi esaurisce per naturale scadenza o per dimissioni volontarie il mandato da amministratore".















