Fra missili, mine e droni, la guerra in Iran ha paralizzato il commercio in gran parte del Medio Oriente: non solo il petrolio e il gas, ma la maggioranza delle merci internazionali viaggiano per nave e con lo stretto di Hormuz bloccato le importazioni si sono interrotte o fortemente complicate in tutta la regione. Ma qualcuno ha trovato il modo di fare arrivare lo stesso i propri prodotti alle ricchissime monarchie del Golfo Persico: se non è possibile per mare, attraverso il cielo. Come racconta il Financial Times, la Ferrari ha continuato a spedire con aerei cargo a sceicchi ed emiri del mondo arabo “alcuni dei suoi modelli personalizzati”, cioè costruiti su misura, come un abito, aderendo alle richieste del singolo cliente, dunque ancora più costosi delle auto di serie. Il trasporto in aereo, naturalmente, ha un prezzo maggiorato: costa tre volte di più che per nave. E a questo bisogna aggiungere il prezzo dell’assicurazione per il trasporto, anch’esso aumentato in tempo di guerra. Ma gli acquirenti sono per lo più miliardari o comunque talmente danarosi da non badare a qualche migliaio, decina di migliaia o centinaia di migliaia di euro in più. Non solo: il quotidiano della City rivela che alcuni clienti mediorientali d’élite pretendevano la consegna via aereo delle auto ordinate in Europa anche prima che scoppiasse la guerra: semplicemente per riceverle più in fretta. Durante il conflitto, non soltanto la Ferrari ha fatto ricorso alle spedizioni aeree: sembra che pure la Rolls-Royce e altre marche abbiano consegnato qualche modello alla stessa maniera. “Il miglior mercato del mondo per le macchine di lusso”, commenta Frank-Steffen Walliser, amministratore delegato della Bentley, “è il Medio Oriente”. Per questo non bisogna meravigliarsi se, per arrivarci, ci sono Ferrari che volano.