Vedrete se prima o dopo, ma più prima che dopo, non si sosterrà a sinistra che la polemica esplosa fra la premier italiana Giorgia Meloni e il presidente americano dopo l’attacco di Trump al Papa connazionale, che non gli sarebbe grato, fra l’altro, dell’aiuto da lui ricevuto nella successione al sudamericano Bergoglio al vertice della Chiesa, sia una grande sceneggiata. Alla quale Trump si sarebbe prestato, con la reazione alle critiche della Meloni in difesa del Papa, per aiutarla a sottrarsi ai continui assalti delle opposizioni in Italia per la sua “subalternità” alla Casa Bianca.
A questa rappresentazione della sceneggiata ci è andato vicino, molto vicino, nella sua stagione primaverile anche sul piano politico e librario, l’ex premier Giuseppe Conte. Che, parlandone con i giornalisti alla Camera, ha rinnovato i suoi attacchi alla premier, infastidito del credito accordatale invece dalla segretaria del Pd Elly Schlein con un discorso patriottico, diciamo così, di difesa dagli attacchi rivoltegli da un Trump «scioccato» dalla sua mancanza di «coraggio». E dagli «aiuti» negatigli nelle guerre in cui è impegnato, sino a negargli recentemente l’uso della base di Sigonella per gli aerei americani destinati al conflitto in Iran.














