Un discreto terremoto politico. Breve riassunto: alla vigilia l'affondo di Donald Trump contro Papa Leone, dunque la presa di posizione di Giorgia Meloni in difesa del Pontefice. Oggi, martedì 14 aprile, il nuovo capitolo: ancora Trump, questa volta contro Meloni. Il presidente degli Usa, interpellato dal Corriere della Sera, si dice "scioccato dal premier" e aggiunge che "non vuole aiutarci nella guerra". E ancora: "È molto diversa da quello che pensavo".
Frattura, insomma. Almeno per il momento. Ecco, il punto è che questo grosso caso politico riesce, per certi versi incredibilmente, a mostrare l'ennesima, profonda, frattura nell'inesistente campo largo, Pd e M5s. Alleati di cartapesta. Già, perché già a caldissimo era evidente come gli ordini di scuderia fossero diversi: quello nel Pd di difendere Meloni, nel M5s invece di darle contro. Nel primo caso una difesa - apprezzata da FdI - del premier ma soprattutto dell'Italia e delle nostre istituzioni (anche se immaginare che in un futuro assai prossimo il caso verrà usato dal Pd come clava contro il governo). Nel secondo caso, quello grillino, invece un attacco incondizionato, dato che l'attacco contro Meloni deve essere sempre e per sempre incondizionato.











