Alla sinistra stampata italiana non par vero di imbastire un bel processo alle intenzioni contro Giorgia Meloni. E il capo d'accusa, ancora una volta, è... Donald Trump. Il presidente Usa attacca Papa Leone XIV (definito, nei passaggi più duri, "debole" contro i criminali e "pessimo" in politica estera) e le opposizioni, che hanno sempre considerato Papa Francesco il loro punto di riferimento politico ma che hanno trattato con una certa freddezza il suo successore a stelle e strisce, si indignano. E accusano a vario titolo il presidente del Consiglio italiano di silenzio colpevole se non addirittura di connivenza con il tycoon, sebbene prima Fratelli d'Italia e poi la stesa Meloni, oltre a vari esponenti del centrodestra e del governo, abbiano fatto arrivare la condanna netta e non equivocabile per le parole di Trump, davvero eccessive.

Su Repubblica parlano di "difesa tardiva" di Meloni, sottolineando "un primo, timido comunicato" alla mattina e "in serata la nota dopo le critiche del centrosinistra". Un retroscena di Tommaso Ciriaco riferisce che la nota di Palazzo Chigi sarebbe rimasta "in standy-by per nove ore" per "i timori di uno strappo con Washington". Insomma, il quotidiano di riferimento del campo largo fa ancora una volta passare il messaggio di una premier succube della Casa Bianca, incapace di assumere posizioni autonome. Addirittura, sarebbe stata la sinistra a costringerla alla condanna (stessa tesi e stesso titolo de Il Domani, a pagina 3): sulle parole della leader di FdI ("Parole inaccettabili") "pesa la tempesta sui social contro il silenzio solitario". Non solo: addirittura, "a fine giornata a Palazzo Chigi prevale la paura di una perdita di consensi".